World Energy Outlook 2021: bisogna fare di più

Presentato in Italia, ospite di ENI, il World Energy Outlook 2021 analizza lo sviluppo della nuova economia energetica globale.

di Lisa Ovi

Ogni anno, il report ‘World Energy Outlook’ (WEO) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) raccoglie dati e approfondimenti sul futuro del settore energetico, un quadro completo del processo di transizione in corso al fine di contrastare il cambiamento climatico.

Il World Energy Outlook (WEO) descrive, infatti, quali decisioni e politiche possono rivelarsi decisive per il futuro del settore energetico, analizzando i trend di domanda e offerta, e prospettando i possibili scenari per una transizione energetica che sia sicura, accessibile ed equa per tutti gli abitanti del pianeta. E il WEO 2021 apre informando il mondo che quanto fatto finora non basta.

Pubblicato in anticipo in vista della COP26 di Glasgow, il WEO 2021, è stato ufficialmente presentato dalla IEA in Italia, ospite di Eni al Gazometro di Roma, luogo simbolo della riqualificazione energetica in Italia. Ha presentato il rapporto Fatih Birol, Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Ne hanno discusso Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, e Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per l’Economia, moderati da Alessandra Migliaccio di Bloomberg.

Il rapporto apre riconoscendo i progressi compiuti nel 2020, anno in cui le economie mondiali hanno assistito ad una crescita del mercato delle energie rinnovabili, soprattutto solare fotovoltaico ed eolico, e beneficiato di un boom di vendita di veicoli elettrici. Ciononostante, l’obiettivo di un’economia globale Net-Zero non è ancora assicurato.

Ogni dato riportato dal rapporto indica che tanto quanto corre la transizione energetica, tanta è la resistenza che incontra. Nonostante tutti i progressi compiuti dalle rinnovabili e dalla mobilità elettrica, il 2021 ha assistito ad un grande ritorno nell’uso di carbone e petrolio per alimentare la ripresa post-pandemica, un consumo il cui picco è previsto per il 2025. Siamo ben lontani dalla realizzazione di quegli obiettivi delineati lo scorso maggio nel rapporto Net Zero Emissions by 2050 Scenario, con cui l’Agenzia Internazionale dell’Energia mappava il percorso da seguire per arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050.

Il settore energetico è responsabile di quasi tre quarti delle emissioni che hanno innalzato le temperature medie globali di 1,1 °C in più rispetto all’era preindustriale e deve essere il punto di partenza di ogni soluzione alla crisi climatica. È anche alla radice dello stile di vita e delle aspirazioni di una popolazione mondiale che potrebbe superare i 9 miliardi entro il 2064.

In occasione della recente COP26, più di 50 paesi, Unione Europea compresa, si sono impegnati a raggiungere nuovi obiettivi di decarbonizzazione che, se implementati fedelmente e tempestivamente, potrebbero condurre ad una notevole riduzione delle emissioni globali. In questo scenario, la stragrande maggioranza di nuove fonti di energia dovrebbe essere a basse emissioni, con un incremento annuale dei settori di solare fotovoltaico ed eolico prossimo al 500 gigawatt (GW) entro il 2030. Il 2030 vedrebbe quindi una riduzione del 20% circa nel consumo di carburanti fossili. La rapida crescita delle vendite di veicoli elettrici e i progressi nell’efficienza dei carburanti dovrebbero portare ad un calo nella domanda di petrolio a partire dal 2025.

Tutto ciò è purtroppo controbilanciato dalla continua crescita delle emissioni di industrie come quelle della produzione di cemento e acciaio, e dei trasporti pesanti, vedi i camion merci. Questa crescita origina in gran parte dai mercati emergenti e dalle economie in via di sviluppo, impegnate a costruire nuove infrastrutture a livello nazionale. Questo gioco di equilibri porta ad un’unica conclusione: se non cambia qualcosa, le emissioni globali si manterranno comunque ai livelli attuali e le temperature medie del pianeta raggiungeranno i 2,6 °C in più rispetto ai livelli preindustriali.

Il periodo cruciale per investire e finanziare il nuovo mercato delle energie rinnovabili è proprio il decennio che conduce al 2030. Le divergenze negli impegni climatici presi dai paesi del mondo sono una delle ragioni principali dello scostamento tra quanto necessario per realizzare entro il 2050 le emissioni nette zero e l’innalzamento delle temperature oltre i 2°C ancora sul tavolo.

Il World Energy Outlook 2021suggerisce diverse soluzioni:

– Accelerare l’elettrificazione decarbonizzata delle economie mondiali, raddoppiando in particolare l’utilizzo di solare fotovoltaico ed eolico.
– Puntare sull’efficienza energetica, accompagnata da misure per mitigare la domanda di servizi energetici attraverso l’efficienza dei materiali e il cambiamento nei comportamenti del pubblico.
– Ridurre drasticamente le emissioni di metano, strumento chiave per limitare il riscaldamento globale a breve termine particolarmente conveniente nel settore energetico.
– Rendere prioritaria l’innovazione in campo energetico.
– Stanziare ingenti investimenti annuali in progetti nelle infrastrutture ed energie rinnovabili, che dovrebbero raggiungere i 4 trilioni di dollari entro il 2030.

Realizzare un’economia a zero emissioni richiede dunque la collaborazione di tutti: governi, aziende e pubblico. L’Agenzia Internazionale dell’Energia riconosce all’Italia, stato membro dal 1974, l’impegno posto nel mettere il clima al centro della propria agenda politica. Il ‘Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima‘ ha fissato obiettivi molto ambiziosi per lo sviluppo delle energie rinnovabili entro il 2030, puntando a coprire il 30% nel consumo totale di energia e il 55% nella produzione di energia elettrica.

La presentazione del World Energy Outlook 2021 a Roma, al Gazometro di Eni, mette in risalto l’impegno non solo del governo, ma anche del settore energetico privato italiano, sul fronte degli investimenti nell’innovazione e nella transizione energetica, un impegno avviato in Eni già dal 2014.

Non a caso, proprio l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si è fatto sostenitore della necessità di trasparenza e normative forti nel processo di transizione energetica dichiarato indispensabile dallo stesso ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani.

La strada del successo nella lotta al cambiamento climatico è più complessa ed articolata di quanto non appaia in superficie. Il World Energy Transitions Outlook 2021 identifica ancora delle possibilità per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C e avvicinare le emissioni di CO2 allo zero netto entro il 2050, ma sarà necessario cogliere i suggerimenti in merito alle scelte tecnologiche, le esigenze di investimento e i contesti socio-economici indicati per raggiungere un’energia sostenibile, resiliente e inclusiva.

(lo)

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